Questa settimana un cliente mi ha inviato l’ennesima “strategia” generata da Claude e, dopo aver trascorso un’ora a leggerla, ho scoperto ciò che sospettavo già dopo trenta secondi: conteneva TUTTO tranne QUALCOSA che potessi effettivamente utilizzare.
Il fenomeno sta diventando endemico, perché abbiamo preso una tecnologia straordinaria e l’abbiamo trasformata in una macchina per l’outsourcing cognitivo: qualcuno pone una domanda che comprende vagamente, Claude produce quindici pagine di stronzate perfettamente plausibili, aggiunge qualche bullet point, infila “holistic approach” da qualche parte e, voilà, McKinsey.
Poi il documento attraversa Outlook alla velocità della luce e atterra sulla scrivania di un altro essere umano che deve fare reverse engineering di quella montagna di entropia sintetica oppure incollarla dentro un altro LLM chiedendogli di rispondere, realizzando finalmente il sogno dell’AGI: Claude scrive la strategia, ChatGPT la revisiona, Gemini riassume la revisione, Copilot la trasforma in PowerPoint e quattro esseri umani passano il venerdì pomeriggio a discuterne su Teams.
Nessuno ricorda più quale fosse il problema originale, ma abbiamo una cazzo di presentazione di 47 slide al riguardo.
La consulenza, per me, funziona come la medicina: entrate nello studio dicendo “mi fa male una gamba, che cazzo ho?”, lasciando diagnosi e terapia a chi avete deciso di pagare per formularle. Presentarsi con quindici pagine generate da Claude equivale ad arrivare dal medico con una radiografia scaricata da Google e chiedergli cortesemente di prescrivervi fentanyl.
La parte inquietante arriva dopo, perché una generazione che delega ogni domanda prima ancora di provare a comprenderla rischia di diventare bravissima a produrre risposte e incapace di riconoscere quelle sbagliate, creando consulenti la cui principale competenza sarà generare documenti che non possiedono le competenze per valutare.
Nel coding lo vediamo già in miniatura: l’AI scrive codice che nessuno comprende fino al giorno in cui qualcosa esplode e bisogna recuperare da una baita nel bosco un programmatore sessantottenne con la barba di Gandalf affinché scopra perché il payment gateway è diventato senziente e ha iniziato a rimborsare se stesso.
Io ho quasi cinquant’anni e col cazzo che farò questo mestiere fino a novanta, quindi spero sinceramente che qualcuno continui a imparare come si pensa.
Perché l’AI moltiplica le capacità di chi possiede competenze, certo, ma moltiplica con identica efficienza la produzione di chi possiede soltanto un prompt.
E zero moltiplicato per un miliardo rimane zero.
Alla prossima settimana, un saluto da Simone.