L’altro giorno ho ricevuto questa email. Una ricercatrice di un’agenzia di PR mi ha contattato dopo aver letto uno dei miei articoli su LinkedIn. Ha persino citato il titolo. Poi è arrivata la frase che merita di essere incorniciata:
“La prospettiva che hai condiviso è esattamente il tipo di commento che i media mainstream stanno cercando in questo momento. Credo che questo possa diventare un articolo di approfondimento per Business Insider.”
Davvero?
L’articolo a cui si riferiva si intitola “Hotel Marketing del Ventennio: Marco Avancini e la Pubblicità Alberghiera Fascista.”
Se il tuo CRM arriva alla conclusione che la propaganda alberghiera fascista è esattamente il tipo di contenuto che “i media mainstream stanno cercando in questo momento”, siamo f*ttuti.
Al di là della sfumatura orwelliana della vicenda, esiste un costo nascosto (e molto concreto) del cold emailing AI. Non è il tempo sprecato dalle aziende che bruciano milioni di token per inviare email automatiche. È il tempo sprecato da chi quelle email le riceve: aprirle, chiedersi se siano autentiche, leggerle, cancellarle e, inevitabilmente, finire per scrivere uno sfogo online… proprio come sto facendo io adesso.
Moltiplicate questo minuscolo attrito per milioni di caselle di posta.
Probabilmente è una misura molto più accurata del costo economico dell’AI slop di qualsiasi report di McKinsey & Company.
Il mio consiglio?
Se avete intenzione di fare outreach, leggete prima il lavoro della persona che state contattando.
Oppure addestrate quei f*ttuti modelli a distinguere un saggio storico sul fascismo da un’opportunità editoriale.
Eja Eja, Alalà!
Alla prossima settimana, un saluto da Simone.
Simone Puorto