Nel giorno inaugurale della Rome Future Week, alcuni protagonisti dell’ospitalità si sono incontrati per esplorare perché la presenza umana potrebbe diventare il lusso più prezioso in un settore sempre più automatizzato
ROMA, 21 settembre 2026 — La Rome Future Week (https://romefutureweek.it), il festival diffuso dedicato all’innovazione, alla tecnologia e al futuro, ha inaugurato l’edizione 2026 con centinaia di eventi organizzati in tutta la capitale.
Nel giorno di apertura del festival, rappresentanti del settore alberghiero, hotelier ed esperti di tecnologia si sono riuniti presso Villa Spalletti Trivelli (https://www.villaspalletti.it), un intimo hotel di lusso e una storica residenza aristocratica nel cuore di Roma, a pochi passi dal Palazzo del Quirinale.
In questo scenario particolarmente evocativo, “Humans-as-Luxury: Il valore umano nell’era dell’AI” ha affrontato una delle domande fondamentali per il futuro dell’ospitalità nell’epoca dell’intelligenza artificiale: quando le macchine saranno in grado di fare quasi tutto, che cosa resterà di esclusivamente umano e quanto varrà?
L’evento è stato sponsorizzato da Hoxell (https://hoxell.com), una piattaforma intuitiva per la gestione delle operazioni alberghiere che collega in tempo reale i diversi reparti dell’hotel, semplifica i flussi di lavoro quotidiani e consente al personale di dedicare più tempo alla creazione di esperienze personalizzate per gli ospiti.
L’incontro si è aperto con un keynote di Simone Puorto, techno-filosofo, consulente strategico nel settore dell’ospitalità, autore, Head of Emerging Trends & Strategic Innovation di Hospitality Net e fondatore di Travel Singularity ed Elegia (https://elegia.io).
Puorto ha presentato la sua tesi Humans-as-Luxury (https://humansasluxury.com): in un mondo in cui un numero crescente di attività operative può essere automatizzato, l’interazione umana autentica potrebbe diventare così rara da acquisire un nuovo valore economico e simbolico.
DA HOSPES A HUMANS-AS-LUXURY
Puorto ha iniziato ripercorrendo le origini linguistiche dell’ospitalità.
Il termine latino hospes può indicare sia chi offre ospitalità sia chi la riceve. L’ospitalità, quindi, non è semplicemente un servizio fornito da una persona a un’altra, ma una relazione reciproca in cui l’ospitante e l’ospitato esistono l’uno attraverso l’altro.
Il concetto richiama l’antica tradizione greca della xenia, la relazione sacra tra l’ospite e lo straniero.
Da questa prospettiva, ha sostenuto Puorto, la questione centrale dell’automazione non è se la tecnologia debba entrare nell’ospitalità. Lo ha già fatto e il suo ruolo continuerà a crescere. La domanda più importante è: che cosa dovrebbe essere automatizzato e che cosa, invece, dovrebbe rimanere deliberatamente umano?

Anziché considerare la completa automazione come un destino inevitabile, Puorto ha proposto tre modelli possibili per il futuro dell’ospitalità.
- Gli hotel tecnocentrici adotteranno un’automazione estesa e soluzioni self-service, riducendo al minimo l’interazione umana e competendo principalmente sul terreno dell’efficienza, della convenienza e del prezzo.
- Gli hotel ibridi, destinati probabilmente a rappresentare una parte significativa del settore, utilizzeranno l’intelligenza artificiale e l’automazione per le attività ripetitive, amministrative e operative, consentendo ai dipendenti di dedicare più tempo alle interazioni significative con gli ospiti.
- Gli hotel antropocentrici compiranno una scelta radicalmente diversa: preservare la presenza umana anche quando l’automazione sarebbe tecnicamente in grado di svolgere lo stesso compito in modo più efficiente. In questo modello, l’interazione umana diventa parte integrante della proposta di lusso.
QUANDO GLI ESSERI UMANI INIZIANO A COMPORTARSI COME MACCHINE
Puorto ha inoltre introdotto quello che definisce Olympia Effect, o Reverse Uncanny Valley (https://www.hospitalitynet.org/article/122000583/foreword-by-the-editor-in-chief-the-olympia-effect).
La tradizionale Uncanny Valley descrive il disagio che le persone provano quando le macchine diventano quasi umane, ma non abbastanza da esserlo del tutto.
L’Olympia Effect capovolge questa idea.
In un settore sempre più standardizzato, regolato da copioni, misurato e mediato dalla tecnologia, sono gli stessi dipendenti a rischiare di iniziare a comportarsi come macchine: ripetendo frasi identiche, seguendo procedure rigide e concentrandosi più sugli schermi e sui sistemi che sulla persona di fronte a loro.
Il pericolo, ha sostenuto Puorto, non è quindi soltanto che le macchine diventino più umane, ma che gli esseri umani diventino sempre più simili alle macchine.
LA TECNOLOGIA DOVREBBE RESTITUIRE TEMPO ALL’UMANITÀ
Al keynote è seguito un panel moderato da Puorto, al quale hanno partecipato Alessandro Massimo Nucara, Direttore Generale di Federalberghi; Davide Bernasconi, Co-Founder e CEO di Hoxell; Michela Mola, proprietaria del Singer Palace Hotel; e Andrea Spalletti Trivelli di Villa Spalletti Trivelli.
La discussione ha esplorato come questi concetti si traducano nella realtà quotidiana delle operazioni alberghiere.
Michela Mola, proprietaria del Singer Palace Hotel (https://singerpalacehotel.com), ha evidenziato i vantaggi che gli hotel indipendenti possono avere in questa transizione. Le strutture più piccole, infatti, riescono spesso a sperimentare, adattarsi e prendere decisioni più rapidamente rispetto ai grandi gruppi altamente strutturati. La tecnologia, ha sostenuto, dovrebbe far sentire i dipendenti supportati anziché limitati, rafforzando la loro capacità di offrire un’ospitalità realmente personale.
Andrea Spalletti Trivelli ha portato la prospettiva dell’ospitalità indipendente di lusso, sottolineando l’importanza della spontaneità, delle relazioni personali, della memoria e della capacità di raccontare storie. In una struttura come Villa Spalletti Trivelli, dove l’ospitalità è profondamente legata alla storia della famiglia e all’identità dell’edificio, la tecnologia può sostenere l’esperienza, ma non può diventare l’esperienza stessa.

Alessandro Massimo Nucara, Direttore Generale di Federalberghi (https://www.federalberghi.it), ha ampliato il dibattito affrontando le implicazioni istituzionali, etiche e sociali dell’intelligenza artificiale. La discussione ha toccato i temi dell’occupazione, della regolamentazione, della responsabilità e del rischio di delegare ai sistemi di intelligenza artificiale non soltanto le attività, ma anche il pensiero stesso. Con l’accelerazione dell’adozione di queste tecnologie, le istituzioni e le associazioni di categoria avranno un ruolo sempre più importante nell’aiutare il settore a sviluppare modelli responsabili per il loro utilizzo.

Davide Bernasconi, Co-Founder e CEO di Hoxell, si è concentrato sulla capacità della tecnologia di eliminare gli attriti operativi. Semplificando la comunicazione tra i reparti e automatizzando i processi ripetitivi in ambiti come housekeeping e manutenzione, la tecnologia può restituire ai dipendenti degli hotel qualcosa di sempre più prezioso: il tempo. L’obiettivo non è eliminare le persone, ma consentire loro di dedicare meno tempo alla gestione dei processi e più tempo alla cura degli ospiti.

L’AUTOMAZIONE NON È UN DESTINO. È UNA SCELTA.
Una delle principali conclusioni emerse dall’evento è che l’ospitalità non si riduce a una scelta binaria tra tecnologia e umanità.
L’intelligenza artificiale, la robotica e l’automazione svolgeranno un numero crescente di attività tradizionalmente affidate agli esseri umani, in particolare quelle ripetitive, amministrative e transazionali. In molti casi, ciò sarà necessario per affrontare le sfide legate alla produttività e alla carenza strutturale di personale che interessano il settore.
Tuttavia, ciò che la tecnologia è in grado di fare non determina automaticamente ciò che l’ospitalità dovrebbe diventare.
Gli hotel dovranno comunque decidere quali interazioni ottimizzare, quali automatizzare e quali lasciare deliberatamente inefficienti, spontanee e umane.
In un mondo ossessionato dalle esperienze prive di attrito, alcune forme di attrito potrebbero persino diventare desiderabili: un dipendente che esce dal copione o un gesto che non può essere previsto, standardizzato o replicato su larga scala. Queste apparenti imperfezioni potrebbero diventare ciò che gli ospiti apprezzeranno maggiormente.
La tecnologia può rendere l’ospitalità più efficiente, ma sono gli esseri umani a renderla davvero ospitalità.

INFORMAZIONI SULL’EVENTO
Humans-as-Luxury: Il valore umano nell’era dell’AI
Rome Future Week 2026
21 settembre 2026
Villa Spalletti Trivelli, Roma
Keynote e moderazione: Simone Puorto
Alessandro Massimo Nucara, Federalberghi
Andrea Spalletti Trivelli, Villa Spalletti Trivelli
Davide Bernasconi, Hoxell
Michela Mola, Singer Palace Hotel
Sponsor: Hoxell
Fotografie: Stefano Pinci (https://www.stefanopinci.com)