Qualche anno fa mi preoccupavo che gli algoritmi scegliessero quale film guardare su Netflix. Oggi la Silicon Valley ritiene evidentemente troppo faticoso persino il gesto ancestrale di comprare qualcosa con i propri soldi.
Ad aprile, Stripe ha presentato un wallet che permette agli agenti AI di spendere per nostro conto. Biglietti, prenotazioni, acquisti online. Tu autorizzi l’agente, l’agente autorizza il pagamento, il pagamento autorizza il consumo. A questo punto manca soltanto un agente che si goda la vacanza al posto nostro e il cerchio dell’efficienza sarà finalmente completo.
La cosa interessante non è la tecnologia. Quella è quasi banale. OAuth, token, carte virtuali, controlli di spesa. Roba da ingegneri, non da filosofi.
La questione interessante è antropologica.
Per trent’anni Internet ha cercato di ridurre l’attrito. Un click invece di una telefonata. Un’app invece di una fila. Un algoritmo invece di una ricerca. Oggi siamo arrivati allo stadio successivo: eliminare l’essere umano dalla propria stessa esperienza d’acquisto. HOOtL: Human Out Of The Loop.
Mi ricorda quel passaggio di Baudrillard in cui il consumatore smette di essere soggetto e diventa una funzione del sistema. Solo che, questa volta, il sistema è molto più educato. Ti manda una notifica.
«Vuoi approvare questa spesa?»
Click.
La fine del libero arbitrio in quattro parole.
Eppure capisco perfettamente perché funzionerà. Prenotare un hotel, comprare un biglietto ferroviario, organizzare un viaggio sono attività che nessuno ama davvero. Sono logistica. E la logistica è il primo cadavere che ogni rivoluzione tecnologica lascia sul campo.
Il paradosso è che più deleghiamo decisioni alle macchine, più il valore umano si sposterà altrove.
Forse il lusso del futuro non sarà avere un agente che compra per te, quanto conservare ancora la voglia, per dirla con Ferretti, di “non voler comprare né essere comprati”.
Alla prossima settimana, un saluto da Simone.
Simone Puorto