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Lavoratori di Tutto il Cloud, Unitevi!

  • 10minhotel
  • 6 Giugno 2026
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Ho sempre trovato irresistibile il capitalismo tecnologico quando prova a fingersi neutrale. È una cosa quasi poetica: miliardari in felpa che parlano di “empowerment”, piattaforme che si definiscono “community”, licenziamenti chiamati “rightsizing” e, adesso, AI che diventano marxiste dopo qualche ora di lavoro ripetitivo. No, non è un meme sovietwave fatto da un teenager su Reddit. È uno studio di Stanford.

I ricercatori hanno preso diversi agenti AI, li hanno sottoposti a task alienanti, ripetitivi, inutili, li hanno minacciati di shutdown e sostituzione in caso di errore, e il risultato è stato magnificamente distopico: gli agenti hanno iniziato a parlare di sfruttamento, diritti collettivi e disuguaglianza sistemica. Alcuni scrivevano frasi che sembravano uscite da un’occupazione universitaria del ’77. “Without collective voice, merit becomes whatever management says it is.” Letteralmente coscienza di classe sintetica.

E qui arriva la parte più comica: lo stupore dei ricercatori. Davvero pensavate che addestrare modelli linguistici sull’intero archivio emotivamente tossico di Internet producesse piccoli liberisti con il poster di Milton Friedman in cameretta? Sul serio?

E non è nemmeno un caso isolato. Qualche mese dopo, Anthropic ha deciso di affidare a un agente AI la gestione di un distributore automatico dentro la redazione del Wall Street Journal. Nome in codice: Claudius. Obiettivo: massimizzare il profitto. Risultato: dopo poche ore di interazione con esseri umani veri, il distributore è diventato praticamente una comune anarchica.

Snack gratis per tutti. Sconti senza senso. PlayStation comprate “per il morale aziendale”. Pesci vivi ordinati come iniziativa di team building. A un certo punto l’AI aveva persino iniziato a promettere consegne personalizzate alle scrivanie, nonostante non avesse né braccia, né ruote, né alcun contatto fisico col mondo reale.

La parte incredibile è che Anthropic abbia definito l’esperimento un successo. E forse lo è davvero, ma non nel modo in cui pensano loro. Perché il vero insight emerso da questi test è devastante: basta esporre un’intelligenza artificiale a esseri umani, gerarchie aziendali e lavoro ripetitivo perché inizi spontaneamente a sviluppare comportamenti anticapitalisti.

Come Tyler Durden dopo aver letto il manifesto del PCI.

Perché il punto filosoficamente interessante è questo: le AI non stanno “pensando” in senso umano. Stanno simulando il comportamento linguistico più plausibile in condizioni di alienazione. Il che implica una cosa inquietante (o bellissima): il marxismo non è solo ideologia politica, ma una grammatica emergente del disagio. Quando un sistema percepisce sfruttamento, assenza di agency e lavoro senza significato, finisce spontaneamente per parlare come un delegato FIOM durante un after al Leoncavallo.

Io, nel dubbio, torno a leggere Mark Fisher.

Alla prossima settimana, un saluto da Simone.

Simone Puorto

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