Qualche giorno fa sono andato al MAXXI per la mostra dedicata a Battiato.
Del Franco nazionale ho sempre amato soprattutto due stagioni: quella sperimentale degli anni ‘70 e quella successiva all’incontro con Sgalambro, il nichilista mediterraneo che ha trasformato la canzone italiana in un veicolo di metafisica.
Negli ultimi giorni mi sono ritrovato a rileggere alcune sue pagine e in particolare una sua intuizione: la “Teoria della Sicilia”.
Secondo il filosofo, l’isola è una condizione metafisica prima ancora che geografica. L’isola galleggia sull’instabile, sospesa sui flutti, come una nave destinata inevitabilmente al naufragio. Da questa precarietà nasce ciò che Sgalambro chiama taedium storico: una malinconica consapevolezza che il tempo scorre senza possibilità di redenzione.
Per questo, scrive, la Sicilia esiste davvero solo come fenomeno estetico: nella musica, nella poesia e nell’arte, ma mai nella storia.
Ora.
Qualche giorno prima di quella visita avevo letto un estratto del saggio di Callard intitolato The Case Against Travel. La sua tesi è che il viaggio ci trasforma nella peggior versione di noi stessi, mentre ci convince di essere nella migliore. E non è una provocazione isolata: Emerson definiva il viaggio “il paradiso degli sciocchi”. Chesterton sosteneva che restringeva la mente. E il più radicale di tutti, il mio amato Pessoa, scriveva che viaggiare è per chi non possiede abbastanza immaginazione.
Io nel travel ci lavoro, eppure la sensazione è che Sgalambro e Callard avessero intuito qualcosa che oggi il turismo globale rende evidente.
La mentalità insulare non è solo una condizione siciliana, ma la disposizione di chi contempla la storia più che abitarla, di chi trasforma il destino in paesaggio ed è esattamente ciò che fa il turismo contemporaneo.
Viaggiamo per cambiare prospettiva, ma in realtà riproduciamo ovunque lo stesso schema. Le stesse catene alberghiere. Gli stessi brunch. Le stesse foto davanti agli stessi monumenti. È l’industria globale della variazione superficiale.
Il paradosso è che il turismo nasce con la promessa di scoprire il mondo. Ma forse la sua funzione reale è un’altra: trasformare il mondo in uno sterile museo.
Alla prossima settimana, un saluto da Simone.
Simone Puorto