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Stranger Things Hotels (o del rischio dell’ospitalità algoritmica).

  • 10minhotel
  • 17 Gennaio 2026
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Finalmente ho capito perché il finale di Stranger Things fa così schifo. Nell’ultimo documentario del dietro le quinte, si vedono i fratelli Duffer lavorare con ben tre tab di ChatGPT aperte. Accanto? Reddit.

Ecco il punto: se chiedi al pubblico cosa vuole, e poi addestri un LLM esattamente su ciò che il pubblico dice di volere, il risultato sarà (quasi) sempre una schifezza. Non perché gli strumenti non funzionino, ma perché il pubblico non sa davvero cosa vuole. Steve Jobs lo aveva capito benissimo, quando Apple era ancora un’azienda innovativa.

Rick Rubin dice: “il pubblico viene per ultimo”. David Bowie, con parole diverse, diceva la stessa cosa: appena provi a compiacere il pubblico, fai il tuo lavoro peggiore. Amen.

Ora prendiamo questo meccanismo e applichiamolo all’hospitality.

L’ospitalità galleggia già in un oceano di dati stile Reddit: recensioni, survey, messaggi WhatsApp, trascrizioni chat, email, log di chiamate, dati PMS, note di reclamo. Dai in pasto tutto ciò a un’AI e ottieni modelli semantici precisissimi delle aspettative degli ospiti.

Se usati bene, riducono la frizione. Se usati ciecamente, però, creano un hotel-bolla-algoritmica.

Un hotel che si adatta continuamente alla media delle opinioni diventa prevedibile. E prevedibile vuol dire dimenticabile. Ospiti silenziosi? Hotel silenziosi. Ospiti luxury? Lusso sterile. Ospiti avventurosi? Rischio curato, con ogni spigolo smussato.

Il problema dei prossimi anni, a mio avviso, non sarà la mancanza di personalizzazione, ma il suo opposto: una conformità docile guidata dal feedback.

Come nell’intrattenimento, anche nell’ospitalità serve un confine tra ascoltare e obbedire. I dati devono informare, non dettare l’identità.

Altrimenti, il futuro sarà (troppo) facile da prevedere.

Qualcuno ha detto che Stranger Things è il Twin Peaks della Gen Z. Non sono d’accordo.

Parliamo ancora di Twin Peaks dopo 25 anni perché Lynch ci ha dato qualcosa che non sapevamo di volere, e forse non volevamo affatto, ma di cui avevamo bisogno.

Stranger Things, invece, sembra sempre più un AI blurb: familiare, ordinato, sicuro, referenziale, emotivamente leggibile, istantaneamente digeribile.

Ma voi ci dormireste in un hotel alla Stranger Things?

Io no.

Alla prossima settimana, un saluto da Simone.

Simone Puorto

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