Questa mattina ho prenotato un hotel. O meglio: non l’ho prenotato io, ma un bot lo ha fatto per me, mentre facevo colazione. Il nuovissimo ChatGPT Agent, appena lanciato in Europa, per essere precisi. Gli ho detto: “Trovami un posto dove dormire a Roma.” Lui ha annuito digitalmente e ha cominciato a macinare dati, preferenze implicite, recensioni incrociate e disponibilità in tempo reale. Quando è arrivato il momento di inserire la carta di credito, si è fermato: “Per motivi di privacy, inseriscila tu. Dimmi quando hai fatto.”
Quel momento, quel minuscolo micro-secondo di sospensione, è tutto. È lì che capisci che non sei più al comando. Sei il rompi-il-vetro-in-caso-di-emergenza. Human-on-the-Loop. Non il protagonista, ma l’eccezione prevista. Quello che l’agente tollera, non che guida.
Il resto? Una danza meccanica perfetta. Solo che (sorpresa, sorpresa!) il bot è andato dritto su Booking.com. Nessun sito indipendente, nessuna brand story emozionale. Solo la piattaforma più veloce, più strutturata, più API-compatibile. Il paradiso del dato. L’inferno della poesia.
E adesso ditemi: vi aspettavate che l’AI desse visibilità ai siti ufficiali? Che andasse a scovare il vincitore del premio “Miglior tema WordPress 2025”? Ma dai, siamo seri. Gli agenti non cercano ispirazione. Cercano struttura. JSON, non Arthur Rimbaud.
Questa non è una rivoluzione inclusiva. È un colpo di stato tecnocratico. E siamo già fuori gioco.
Ah, se vi interessa, il video della prenotazione è qui: [https://youtu.be/Km223hS5Cts]
Alla prossima settimana, un saluto da Simone.
SIMONE PUORTO