Canzone d’accompagnamento per il rant: Erika: https://open.spotify.com/intl-it/track/6iUVUzg0c2O0KJjxdOvrdr?si=12b3596922464be4
Porta il nome di una bevanda che gli americani si ostinano a ordinare dopo le 11 del mattino. Ma non ne ha il buon sapore, anzi. È lo Chef che, nel 2025, ha deciso che il vero nemico dell’ospitalità italiana sono i dipendenti. Non la burocrazia paralizzante, non il cuneo fiscale, non gli stipendi medievali. No: i comunisti, i froci, i “fannulloni”.
Lo leggi e ti sembra di aver aperto per sbaglio il Mein Kampf, edizione rilegata da Gualtiero Marchesi. Solo che al posto dell’aquila imperiale trovi una stella Michelin e, sotto, incisa, la frase “La disciplina rende liberi”.
Siamo davanti a un’ideologia travestita da sfogo. Uno Chef che sogna una brigata fatta di soldatini ubbidienti, occhi bassi e bocche cucite. Dove, se ti ammali, sei un sabotatore; se ti ribelli, un traditore. Una cucina non come luogo di lavoro, ma come campo di rieducazione produttiva. Arbeit macht frei à la carte.
Il suo è il classico rant da piccolo Führer con il grembiule: nostalgico dei bei tempi in cui poteva urlare in faccia a un lavapiatti e chiamarlo “recchione” senza che nessuno fiatasse. Quando l’autorità non si discuteva e i diritti erano roba da femminucce.
Dice di essere schiavo dei dipendenti. No, bello. Tu sei schiavo del tuo ego, della tua ignoranza, della tua visione autoritaria del mondo.
E se pensi che “libertà d’impresa” significhi discriminare, umiliare, epurare chi ti dà fastidio (per come ama, per cosa pensa, per come si veste o da dove viene) allora non sei un imprenditore.
Sei solo un piccolo Nazi con la stella Michelin.
Ieri le camicie nere, oggi i grembiuli.
Ma la merda, sotto, è sempre la stessa.
Alla prossima settimana, un saluto da Simone.
SIMONE PUORTO