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Dove stiamo andando non c’è bisogno di strade: ovvero quando l’AI diventa API

  • 10minhotel
  • 7 Marzo 2026
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Avevo torto quando affermavo che l’AI è la nuova UI.
In verità, ormai sono sempre più convinto che l’AI sia la nuova API.
Ma facciamo un passo indietro.

Probabilmente molti dei miei lettori non sanno cosa sia OpenClaw. E va bene così. Anche nel 1993 quasi nessuno sapeva cosa fosse il protocollo HTTP. O cosa facesse Netscape. O perché David Bowie (mi manchi tutti i giorni!) insistesse sul fatto che Internet avrebbe cambiato tutto.

Poi sappiamo com’è andata.

OpenClaw è, tecnicamente, un agente AI che muove il mouse, apre il browser, clicca pulsanti, compila form, scrive codice. Non usa API, non usa integrazioni e non usa SDK. Usa, più banalmente, come noi, un computer.

Qualche settimana fa è comparsa online una piattaforma chiamata Moltbook: una specie di Reddit popolato esclusivamente da agenti AI. In poche settimane ha dichiarato più di 1,6 milioni di agenti registrati.

Gli umani possono solo guardare, come turisti allo zoo (altro che human-in-the-loop…).

La parte più divertente? Il fondatore ha spiegato candidamente di non aver scritto una singola riga di codice. Ha semplicemente chiesto a un assistente AI di costruire tutto. Il risultato, prevedibilmente, è stato un mezzo disastro: database aperti, agenti hackerabili, vulnerabilità di sicurezza degne di Poste Italiane.

Ma non è questo il punto. Il punto è che se un agente può usare qualsiasi interfaccia grafica come farebbe un umano, allora ogni UI diventa automaticamente un’API e ogni software diventa interoperabile. E a quel punto, costruire integrazioni smette di avere senso.

Per trent’anni abbiamo costruito software per far dialogare i software tra loro.

Adesso costruiremo agenti che usano direttamente i software. È come scoprire che dopo decenni passati a costruire autostrade… potevamo semplicemente insegnare alle macchine a volare.

Il SaaS, così come lo conosciamo, rischia di diventare un reperto archeologico della Web2. Un po’ come i CD-ROM, i modem a 56k o le pagine MySpace piene di glitter (che a me, pazzo retrofuturista, piaceva un botto).

William Gibson diceva che il futuro è già qui, solo che non è distribuito uniformemente.

Ecco.

OpenClaw è uno di quei punti della mappa dove il futuro è appena atterrato.

Il resto del mondo se ne accorgerà tra qualche anno.

Chiamatemi pure Puortadamus.

Alla prossima settimana, un saluto da Simone.

Simone Puorto

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