Chi mi conosce sa che odio i dualismi.
Bianco/nero. Uomo/macchina. Intermediato/disintermediato. Jedi/Sith.
La realtà non è un campo da padel semantico con la rete in mezzo (che poi il padel, anche quello non metaforico, è forse, insieme al reggaeton, uno dei pochi ambiti in cui accetto i dualismi: è, rispettivamente, uno sport e una musica di m*rda).
Eppure mi ritrovo a leggere l’ennesima dichiarazione di Altman e sento un brivido luddista risalirmi lungo la schiena. Proprio io, che ho sempre sostenuto che la tecnologia non sia antiumana, ma l’estensione stessa della nostra umanità!
Durante un’intervista rilasciata a The Indian Express, Altman si è lamentato del fatto che molte discussioni sul consumo energetico di ChatGPT siano “ingiuste”, soprattutto quando si concentrano su quanta energia sia necessaria per addestrare un modello di intelligenza artificiale, rispetto a quanta ne serva a un essere umano.
Cito testualmente:
“(…) anche addestrare un essere umano richiede molta energia. Ci vogliono circa vent’anni di vita e tutto il cibo che mangi in quel periodo prima di diventare intelligente.”
E qui potrei persino concedergliela, questa provocazione. Perché noi siamo cresciuti a Frizzypazzi, Ciambelle Mr. Day e Tegolini Atomici. Letteralmente zucchero radioattivo travestito da merendina. Se la selezione naturale non ci ha eliminati negli anni ’80, forse un confronto energetico con un data center ce lo meritiamo pure.
Ma il punto non è quanta energia consuma un prompt rispetto a un ovetto Kinder. Il punto è il framing ideologico.
Paragonare il training di un modello all’evoluzione dell’umanità è retorica da Silicon Valley che cita Darwin come fosse un advisor di Sequoia Capital. È come dire che un hotel energivoro non inquina perché “anche gli ospiti respirano”.
E non è il confronto uomo/macchina che mi disturba.
È l’autoassoluzione.
Perché se iniziamo a giustificare tutto in nome del progresso, allora possiamo giustificare qualsiasi cosa.
Ma tra vent’anni i nostri figli non ci chiederanno quanti parametri aveva GPT-5.2.
Ci chiederanno quanto ci è costata questa follia.
Mentre cammineranno con tute anti-radiazioni su un pianeta che brucia.
E lì non basterà citare Darwin.
Alla prossima settimana, un saluto da Simone.
Simone Puorto