Leggo: “Accor leads hospitality innovation with the launch of its ALL Accor app in ChatGPT”.
E, per una volta tanto, sono d’accordo con la catena dei cuginetti francesi.
Nel mio ultimo libro, uscito ormai un paio d’anni fa, scrivevo:
“Abbiamo costruito piattaforme per aggregare altre piattaforme, che a loro volta aggregano altre piattaforme. Con oltre un miliardo di siti web e nove milioni di app (senza contare i dati relativi a dispositivi indossabili, console per videogiochi e dispositivi IoT), credo che il mondo digitale sia pronto per un cambiamento, tanto trasformativo quanto necessario, verso un web nel quale i processi decisionali e l’interazione digitale sono semplificati e, a ben vedere, più allineati con i modelli cognitivi e conversazionali umani.”
Il mercato sembra finalmente darmi ragione.
Da anni lo ripeto: i siti, i booking engine, e le app NON sono il prodotto. Non lo sono mai stati. Sono sempre stati interfacce e, bada bene, interfacce maledettamente temporanee: protesi cognitive buone finché qualcuno non inventa qualcosa di meno faticoso. E, or,a quel qualcosa è la conversazione.
Il mondo post-sito, post-IBE e post-app non è un mondo senza infrastrutture.
Semmai è un mondo in cui l’infrastruttura diventa invisibile. Funziona e basta.
Nessuno chiede più “dove clicco?”, ma “voglio andare a Parigi tre notti e non rompermi le palle con questo pop-up!”.
ChatGPT (e ciò che verrà dopo) è la fine del teatro (grottesco) dell’interazione.
Chi ha dati puliti, strutturati, accessibili (non il sito più bello, qualsiasi diavolo di cosa significhi) vince.
Accor l’ha capito.
Non perché ama l’AI, ma perché odia l’attrito (e non vuole restare al palo contro le OTA). E noi qui, a discutere del colore del bottone “Prenota ora”.
Mentre il bottone sta scomparendo.
Post-sito non significa post-brand.
Significa post-frizione.
E fa paura solo se sei ancora innamorato della tua homepage.
Alla prossima settimana, un saluto da Simone.
Simone Puorto